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Psicoanalisi e Psicoterapia

Chi è lo psicoanalista e che cosa è la psicoanalisi?

“L’analista non si autorizza se non da se stesso” (J. Lacan)

Che cosa vuol dire questa affermazione?

La psicoanalisi lacaniana è profondamente legata al senso che si dà a questa affermazione di Jacques Lacan, che, a dispetto della leggerezza che può comunicare a prima vista, implica un percorso formativo ed individuale nel contesto psicoanalitico molto importante.

Secondo Lacan, lo psicoanalista deve necessariamente autorizzarsi da sé perché la psicoanalisi è un discorso che consente al soggetto di liberarsi della padronanza a cui è assoggettato (cosa che causa la sofferenza soggettiva), per questo stesso motivo non può sussistere nessuna autorità che possa dire se si è raggiunta la posizione di psicoanalista, ma è solo il futuro psicoanalista, durante la sua analisi, che puo’ e deve o meno riconoscerlo.

Quindi cio’ che è realmente necessario perché questa autorizzazione avvenga è che la sua analisi sia portata a termine. Dire che un’analisi è stata portata a termine significa non interrotta o terminata per motivi che esulano dall’analisi stessa, pertanto vuol dire conclusa, completata. La conclusione di un’analisi è qualcosa che il soggetto analizzante riconosce con l’aiuto del suo analista.

Dunque potremmo dire che: lo psicoanalista è uno che si autorizza da sé per due motivi fondamentali che generalmente un’analisi portata a termine mette in luce:

  1. perché non c’è discorso del padrone che possa dire la verità del soggetto (e ci si sottopone a un’analisi anche per questo);
  2. perché non c’è “Altro dell’Altro”, come afferma Lacan durante il suo sesto seminario, vale a dire che non c’è nessun altro che possa davvero garantire l’essere del soggetto e pertanto puo’ dire :” tu sei questo”.

Questa autorizzazione affidata all’analista apre, allora, la questione etica, che è fondativa della psicoanalisi lacaniana, vale a dire solo l’analizzante nel discorso analitico sa a che livello di analisi è giunto e sa se il suo desiderio è qualcosa che può porsi in posizione analitica.

La posizione analitica è qualcosa che si raggiunge, non è una vocazione, l’etica è quella sfera attraverso la quale il soggetto può riconoscere se questo evento sia o meno avvenuto. Dunque solo l’analizzante (cioè il soggetto che si sottopone ad un’analisi), può sapere se la sua analisi ha portato a quella trasformazione auspicata, in cui si riesce a stare al mondo con il proprio sintomo dopo un lungo processo di simbolizzazione della propria sofferenza fino al punto in cui non è più possibile andare oltre.

E’ proprio perché non esistono padroni che è solo l’analizzante -che si autorizza analista- che può rispondere di questa trasformazione, può e deve rispondere quantomeno a se stesso.

Questa risposta però è dell’ordine della responsabilità. (Lacan ha ideato il circuito della passe, in cui un analista, se lo ritiene necessario, puo’ mettere in forma logica i risultati della propria analisi e illustrare così ad una commissione di analisti i processi che lo hanno portato alla posizione analitica).

La psicoanalisi dunque si differenzia da tutte la altre psicoterapie perché non è finalizzata ad un sostegno psicologico in senso stretto, ma la finalità di un’analisi è la conoscenza e la comprensione di se stessi, questo sapere ha un effetto terapeutico perché consente al soggetto di riuscire a stare al mondo con se stesso e con gli altri in modo più libero, cioè non soggiogato da quelle “modalità” che lo hanno portato a soffrire.

Da questo punto di vista è necessario calarsi nel proprio sintomo, anzi è addirittura necessario che l’analizzante attraversi la sua sofferenza fin dove è possibile, cioè fin dove la parola può dire e curare, questo vuol dire anche che nessuna analisi può offrire una consolazione immediata che sarebbe solo illusoria ed inutile; un soggetto che va in analisi è chiamato, infatti, analizzante perché diviene artefice del proprio sapere e soprattutto si fa finalmente carico del proprio desiderio inascoltato.

L’analista è dunque quello che è in grado -grazie al transfert psicoanalitico- di concedere al soggetto la libertà necessaria. Si tratta in verità di una liberazione che è necessaria al soggetto affinché ritrovi, o trovi per la prima volta, la propria strada che il sintomo ha ad un certo punto impedito.

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